L’autismo

L’autismo, o meglio denominato “Disturbo dello spettro autistico”, è forse il più enigmatico tra i disturbi dello sviluppo. Era un mistero settant’anni fa, quando lo psichiatra austriaco Leo Kanner parlò per la prima volta di bambini colpiti da una “incapacità di interagire con gli altri in modo normale…un isolamento autistico che sembra tagliarli fuori da tutto quello che succede attorno” (Kanner,1943). Ed è un mistero anche oggi, nonostante i milioni di progressi della ricerca scientifica e l’evolversi delle conoscenze in ambito sia psicologico che biologico dello sviluppo.

L’autismo compare prima dei tre anni e permane in età adulta, con un’incidenza di un bambino ogni mille, inoltre i maschi tendono ad essere colpiti più frequentemente delle femmine, con un rapporto di 1 su 4. Al giorno d’oggi, grazie al crescente sforzo della ricerca degli ultimi decenni, siamo in possesso di nuove conoscenze che ci hanno permesso di sviluppare efficaci strumenti di intervento come ad esempio test oggettivi che valutano le competenze e le abilità intellettive di ogni bambino autistico in quanto, ricordiamolo che l’autismo si manifesta in modo estremamente eterogeneo: difficilmente troveremo un bambino con autismo simile ad un altro.

In base a queste valutazioni si è scoperto che almeno tre autistici su dieci mostrano buone prestazioni nei test comunemente usati per stimare il quoziente di intelligenza. Quindi bisogna smettere di pensare che se un bambino è autistico allora ha necessariamente anche gravi limiti in tutte le sfere intellettive.

Una persona autistica su dieci possiede infatti alcune capacità specifiche sviluppate in maniera eccezionale. Tali capacità dove possibile, vanno valorizzate poiché possono essere di grande aiuto in un loro futuro inserimento sociale e lavorativo. L’autismo è un disturbo dello sviluppo neuropsicologico che si manifesta principalmente con marcate e persistenti difficoltà nell’interazione sociale, nella comunicazione e nel repertorio ristretto di interessi e di attività.

L’interazione sociale:

La principale manifestazione dell’autismo riguarda la mancanza di interazioni sociali adeguate all’età. Tale deficit nelle capacità sociali impedisce lo sviluppo di amicizie intime e nella capacità di leggere il comportamento sociale degli altri. Tale diagnosi deve essere formulata seguendo i criteri internazionali stabiliti dall’ International classification of diseases (ICD-10), pubblicato dall’ Organizzazione mondiale della sanità (OMS) o dal Diagnostical and statistica manual for mental disorder (DSM-V).

Questi criteri prevedono dei sintomi in tre aree di funzionamento mentale e di comportamento:

  • Interazione sociale;
  • Comunicazione;
  • Repertorio di interessi.

Per quanto riguarda l’area dello sviluppo sociale, il DSM-V vuole siano osservati almeno due dei seguenti sintomi:

  1. anomalie nei comportamenti non verbali che regolano l’interazione sociale: molti autistici tendono a guardare negli occhi meno spesso rispetto ai loro coetanei con sviluppo tipico;
  2. mancato sviluppo di adeguate relazioni con i coetanei: tendono meno a cercare il contatto con gli altri;
  3. mancanza di condivisione di piaceri ed interessi: manifestano raramente comportamenti “prosociali”(come condividere l’entusiasmo o l’interesse per qualcosa);
  4. mancanza di reciprocità sociale ed emotiva: mancano nel dare conforto ad altre persone, nel cooperare spontaneamente in attività collettive….

La comunicazione:

L’autismo è anche caratterizzato da un persistente deficit comunicativo. Il DSM-V prevede che si osservi almeno uno dei seguenti sintomi:

  1. ritardo o mancanza totale del linguaggio espressivo: l’assenza e il ritardo di linguaggio nei primi anni di vita è un indice molto importante, queste osservazioni servono non per fare una diagnosi ma vogliono essere dei <<campanelli d’allarme>> che portano poi ad ulteriori indagini ed esami di approfondimento; Negli individui con disturbo dello spettro autistico, che la letteratura inglese definisce come <<alto funzionamento>> non vi è un ritardo della sintassi e della morfologia, ovvero negli aspetti formali e strutturali del linguaggio. Quando è presente, il ritardo nel linguaggio, sono più colpite le componenti pragmatiche e conversazionali, meno la sintassi, il lessico e la morfologia. Inoltre il bambino non manifesta tentativi di sostituire il codice linguistico orale con altri sistemi, come quello gestuale(indicare).
  2. difficoltà nell’iniziare o continuare una conversazione: Alcuni bambini autistici non iniziano mai una conversazione se non sono stimolati o “trascinati” da qualcun’altro. Altri, con autismo e ritardo mentale meno accentuati, compiono tentativi che però risultano goffi e inappropriati. Una volta iniziata, la conversazione può arrestarsi velocemente poiché il bambino risponde a monosillabi e non mostra nessun interesse a continuare.
  3. uso ripetitivo o anomalo del linguaggio: Altre caratteristiche anomale del linguaggio le ritroviamo nella ripetizione letterale di frasi sentite pronunciare da qualcun’altro (ecolalia) o nell’uso idiosincratico (cioè non convenzionale) di parole e frasi.
  4. mancanza di giochi di finzione e di imitazione tipici del livello evolutivo: Una delle prime cose a cui guardare per orientarsi nella diagnosi precoce nel secondo anno di vita sono: la difficoltà di imitazione ma soprattutto l’assenza di gioco di finzione. Se un bambino non ha sviluppato il gioco di finzione e altre tipiche capacità di tipo più chiaramente comunicativo nel secondo anno di vita, la probabilità che sia autistico è molto alta.

Repertorio di interessi:

La terza area sintomatica dell’autismo riguarda gli interessi e le attività. Secondo il DSM-V almeno uno dei seguenti aspetti dev’essere osservato, perché sia giustificata la diagnosi di autismo:

  1. interessi stereotipati e molto ristretti: Le anomalie negli interessi stereotipati possono riguardare sia l’ambito di interessi, il quale risulta eccessivamente ristretto, sia la loro intensità. Gli argomenti che spesso per gli autistici risultano interessanti nei bambini con sviluppo tipico non verrebbero degnati della minima attenzione perché insoliti, come ad esempio l’essere affascinati dagli elenchi telefonici, dai congegni meccanici ed elettrici, da sistemi formali come i numeri e la musica;
  2. aderenza inflessibile a routine o rituali disfunzionali: Il bambino autistico reagisce con grave ansia ad imprevisti cambiamenti nell’ambiente e nell’ordine in cui si svolgono le attività come per esempio: guardare la televisione o andare a letto sempre alla stessa ora, mangiare sempre le stesse cose, vestirsi seguendo una specifica sequenza di azioni, voler andare a scuola facendo sempre la stessa strada e così via. Queste modalità di comportamento ripetitive e stereotipate si pensa possano “dare sicurezza” e prevedibilità in un mondo percepito come caotico e imprevedibile. L’insistere però nel seguire queste routine può in molti casi diventare un ostacolo allo sviluppo e all’adattamento perché impedisce al bambino di sperimentare nuove situazioni di apprendimento, lo emargina socialmente e lo impegna per lunghi periodi di tempo in attività improduttive;
  3.  manierismi motori e movimenti stereotipati: Sono movimenti e semplici azioni ripetute la cui funzione è spesso oscura. Fra i più tipici ritroviamo lo <<sfarfallamento>> delle mani, viene compiuto sollevando le mani portandole lateralmente vicino la testa o alle spalle, <<finger flicking>> ovvero agitare le dita davanti agli occhi o il <<body rocking>> muovere ritmicamente il busto avanti e indietro. Tali comportamenti si manifestano con maggiore frequenza in situazioni di stress e difficoltà.
  4. interesse intenso e persistente per le parti di oggetti: Immaginate di dare un camion giocattolo ad un bambino di tre, quattro anni con sviluppo tipico. Il bambino con molta probabilità si impegnerà in un gioco di finzione, farà finta di guidare il camion o di utilizzarlo per costruire un edificio e così via. Il bambino autistico della stessa età mentale tende quasi sempre a manifestare un atteggiamento ben diverso, rovesciare il veicolo e impegnarsi a lungo nell’osservazione di alcune parti dell’oggetto, ad esempio le ruote e il loro movimento circolare quando vengono spinte.

 Come si arriva alla diagnosi?

La diagnosi di autismo dev’essere formulata da un clinico esperto (uno psicologo, uno psichiatra o un neuropsichiatra infantile). Proprio perché competente negli aspetti clinici e diagnostici relativi ai disturbi mentali, questo professionista usa i criteri sui quali è stato raggiunto un accordo internazionale, il DSM-V e l’ICD-10. Ciò non significa che i criteri DSM-V e ICD-10 siano perfetti, anzi, hanno sicuramente limiti che si spera verranno superati grazie alla ricerca futura. L’applicazione di questi criteri è ancora strettamente dipendente dall’esperienza e sensibilità del neuropsichiatra e dello psicologo clinico. Non esistono test standardizzati per diagnosticare l’autismo, a differenza del ritardo mentale. Finora gli strumenti principali a disposizione del clinico per la diagnosi di autismo sono stati la conoscenza dei criteri, la sua esperienza con bambini con sviluppo tipico e atipico, l’osservazione diretta del bambino e le informazioni ottenute dai genitori e dagli altri adulti che si prendono cura del bambino.